Lies and Whispers in Italian Texts
Semester One Assessment
Deadline: Wednesday January 14th 20144pm
(School office and via eBridge)
Write one commentary from Section A. Your commentary should be approximately 700 words long.
Answer both essay questions from Section B or Section C or Section D. Each of your answers should be approximately 600 words long
Your assignment will be approximately 2000 words in total.
PLEASE NOTE: You must write on two different texts.
SECTION A (Commentaries)
Write a commentary on ONE of the following passages. Situate it in its context, consider its subject matter and style and relate it to the work as a whole.
1) Dante
a)
Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
ché la diritta via era smarrita.            3
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!            6
Tant’è amara che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,
dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte.        9
Io non so ben ridir com’i’ v’intrai,
tant’era pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai.            12
Ma poi ch’i’ fui al piè d’un colle giunto,
là dove terminava quella valle
che m’avea di paura il cor compunto,        15
guardai in alto, e vidi le sue spalle
vestite già de’ raggi del pianeta
che mena dritto altrui per ogne calle.        18
Allor fu la paura un poco queta
che nel lago del cor m’era durata
la notte ch’i’ passai con tanta pieta.         21
E come quei che con lena affannata
uscito fuor del pelago a la riva
si volge a l’acqua perigliosa e guata,        24
così l’animo mio, ch’ancor fuggiva,
si volse a retro a rimirar lo passo
che non lasciò già mai persona viva.        27
Poi ch’èi posato un poco il corpo lasso,
ripresi via per la piaggia diserta,
sì che ‘l piè fermo sempre era ‘l più basso.    30
Ed ecco, quasi al cominciar de l’erta,
una lonza leggera e presta molto,
che di pel macolato era coverta;             33
e non mi si partia dinanzi al volto,
anzi ‘mpediva tanto il mio cammino,
ch’i’ fui per ritornar più volte vòlto.            36
Temp’era dal principio del mattino,
e ‘l sol montava ‘n sù con quelle stelle
ch’eran con lui quando l’amor divino         39
mosse di prima quelle cose belle;
sì ch’a bene sperar m’era cagione
di quella fiera a la gaetta pelle            42
l’ora del tempo e la dolce stagione;
b)
Quando rispuosi, cominciai: ‘Oh lasso,
quanti dolci pensier, quanto disio
menò costoro al doloroso passo!’.
Poi mi rivolsi a loro e parla’ io,            115
e cominciai: ‘Francesca, i tuoi martìri
a lagrimar mi fanno tristo e pio.
Ma dimmi: al tempo d’i dolci sospiri,
a che e come concedette Amore
che conosceste i dubbiosi disiri?’.            120
E quella a me: ‘Nessun maggior dolore
che ricordarsi del tempo felice
ne la miseria; e ciò sa ‘l tuo dottore.
Ma s’a conoscer la prima radice
del nostro amor tu hai cotanto affetto,        125
dirò come colui che piange e dice.
Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse;
soli eravamo e sanza alcun sospetto.
Per più fiate li occhi ci sospinse            130
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.
Quando leggemmo il disiato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,        135
la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante’.
Mentre che l’uno spirto questo disse,
l’altro piangea; sì che di pietade            140
io venni men così com’io morisse.
E caddi come corpo morto cade.
2) Boccaccio
a)
La donna sel credette, e domandollo che volesse dir ciò che egli a nove aveva a servire. Masetto le disse il fatto: il che la badessa udendo, s’accorse che monaca non avea che molto piú savia non fosse di lei: per che, come discreta, senza lasciar Masetto partire, dispose di voler con le sue monache trovar modo a questi fatti, acciò che da Masetto non fosse il monistero vituperato. E essendo di quei dí morto il lor castaldo, di pari consentimento, apertosi tra tutte ciò che per adietro da tutte era stato fatto, con piacer di Masetto ordinarono che le genti circunstanti credettero che, per le loro orazioni e per li meriti del santo in cui intitolato era il monistero, a Masetto, stato lungamente mutolo, la favella fosse restituita, e lui castaldo fecero; e per sí fatta maniera le sue fatiche partirono, che egli le poté comportare. Nelle quali, come che esso assai monachin generasse, pur sí discretamente procedette la cosa, che niente se ne sentí se non dopo la morte della badessa, essendo già Masetto presso che vecchio e disideroso di tornarsi ricco a casa sua; la qual cosa, saputa, di leggier gli fece venir fatto.
Cosí adunque Masetto vecchio, padre e ricco, senza aver fatica di nutricare i figliuoli o spesa di quegli, per lo suo avvedimento avendo saputo la sua giovanezza bene adoperare, donde con una scure in collo partito s’era se ne tornò, affermando che cosí trattava Cristo chi gli poneva le corna sopra ‘l cappello.
b)
E in cosí fatti pensieri e doloroso molto stando, sentí per la chiesa andar genti e parlar molte persone, le quali, sí come egli avvisava, quello andavano a fare che esso co’ suoi compagni avean già fatto: di che la paura gli crebbe forte. Ma poi che costoro ebbero l’arca aperta e puntellata, in quistion caddero chi vi dovesse entrare, e niuno il voleva fare; pur dopo lunga tencione un prete disse: “ Che paura avete voi? credete voi che egli vi manuchi? Li morti non mangian gli uomini: io v’entrerò dentro io ” . E cosí detto, posto il petto sopra l’orlo dell’arca, volse il capo in fuori e dentro mandò le gambe per doversi giuso calare. Andreuccio, questo vedendo, in piè levatosi prese il prete per l’una delle gambe e fé sembiante di volerlo giú tirare. La qual cosa sentendo il prete mise uno strido grandissimo e presto dell’arca si gittò fuori; della qual cosa tutti gli altri spaventati, lasciata l’arca aperta, non altramente a fuggir cominciarono che se da centomilia diavoli fosser perseguitati.
La qual cosa veggendo Andreuccio, lieto oltre a quello che sperava, subito si gittò fuori e per quella via onde era venuto se ne uscí della chiesa; e già avvicinandosi al giorno, con quello anello in dito andando all’avventura, pervenne alla marina e quindi al suo albergo si abbatté; dove li suoi compagni e l’albergatore trovò tutta la notte stati in sollecitudine de’ fatti suoi  A’ quali ciò che avvenuto gli era raccontato, parve per lo consiglio dell’oste loro che costui incontanente si dovesse di Napoli partire; la qual cosa egli fece prestamente e a Perugia tornossi, avendo il suo investito in uno anello, dove per comperare cavalli era andato.
3) Canzone d’autore (you should comment on the music; recordings on eBridge)
a)
Alla stazione c’erano tutti
dal commissario al sagrestano
alla stazione c’erano tutti
con gli occhi rossi e il cappello in mano,
a salutare chi per un poco
senza pretese, senza pretese,
a salutare chi per un poco
portò l’amore nel paese.
C’era un cartello giallo
con una scritta nera
diceva “Addio bocca di rosa
con te se ne parte la primavera”.
Ma una notizia un po’ originale
non ha bisogno di alcun giornale
come una freccia dall’arco scocca
vola veloce di bocca in bocca.
E alla stazione successiva
molta più gente di quando partiva
chi mandò un bacio, chi gettò un fiore
chi si prenota per due ore.
Persino il parroco che non disprezza
fra un miserere e un’estrema unzione
il bene effimero della bellezza
la vuole accanto in processione.
E con la Vergine in prima fila
e bocca di rosa poco lontano
si porta a spasso per il paese
l’amore sacro e l’amor profano.
b)
Re Carlo tornava dalla guerra
lo accoglie la sua terra
cingendolo d’allor
al sol della calda primavera
lampeggia l’armatura
del sire vincitor
il sangue del principe del Moro
arrossano il ciniero
d’identico color
ma più che del corpo le ferite
da Carlo son sentite
le bramosie d’amor
“se ansia di gloria e sete d’onore
spegne la guerra al vincitore
non ti concede un momento per fare all’amore
chi poi impone alla sposa soave di castità
la cintura in me grave
in battaglia può correre il rischio di perder la chiave”
così si lamenta il Re cristiano
s’inchina intorno il grano
gli son corona i fior
lo specchi di chiara fontanella
riflette fiero in sella
dei Mori il vincitor
Quand’ecco nell’acqua si compone
mirabile visione
il simbolo d’amor
nel folto di lunghe trecce bionde
il seno si confonde
ignudo in pieno sol
“Mai non fu vista cosa più bella
mai io non colsi siffatta pulzella”
disse Re Carlo scendendo veloce di sella
SECTION B (Essays on Dante)
1.    ‘Most of Dante’s great characters tell the stories of their deaths; they satisfy the reader’s desire to be taken back in time and see how the inevitable happened in Francesca’s chamber, Piero’s jail, Ulysses’ ship, Ugolino’s tower. The poet’s astonishing ability to give each of his characters a unique voice means that we willingly suspend our disbelief, and fully identify with them, forgetting that the stories they tell are no more than poetic fabrications’ [L. Pertile].Discuss Dante’s approach to characterisation with reference to two of the characters we meet in the Inferno.
2.    Explore and evaluate the ways in which Dante’s influence on contemporary Italian culture can be seen in the following video: http://www.youtube.com/watch?v=TP7Eti5ZinI
SECTION C (Essays on Boccaccio)
1.    Explain and discuss the privileged role of the allegra brigata bearing in mind the following comments expressed by Boccaccio:
Alcuni erano di piú crudel sentimento, come che per avventura piú fosse sicuro, dicendo niuna altra medicina essere contro alle pistilenze migliore né cosí buona come il fuggir loro davanti: e da questo argomento mossi, non curando d’alcuna cosa se non di sé, assai e uomini e donne abbandonarono la propia città, le proprie case, i lor luoghi e i lor parenti e le lor cose, e cercarono l’altrui o almeno il lor contado…
2.     ‘Murder, sexual adventures, and graphic scatology appear in both Boccaccio’s text and Pasolini’s film, but while the former has been legitimized by the passage of time, the latter has been accused of being unfaithful to its literary source, to Pasolini’s own cerebral style, and to the cinema itself.’ (BEN LAWTON) Do you agree?
SECTION D (Essays on song and the medieval period)
1.    In his description of the study of representations of the medieval period in popular culture, Marshall explains that ‘in one version of this model, the Middle Ages stands in for high culture, while pop cultural uses of it are positioned as low, and hence unworthy of serious examination on an academic level’. Explore the ramifications of this ‘high vs. low’ cultural divide in the context of Italian popular song and its relationship with the medieval period.
2.    Gianni Guastella describes Fabrizio De André thus: ‘è stato proprio lui, sin dall’inizio della sua carriera, a proporre, con l’aiuto della stampa dell’epoca, un’icona di sé poi rimasta mitica e stabile nel tempo: quella dell’originale trovatore’. Explain the relationship with the medieval period which the term trovatore evokes, and consider its usefulness in the construction of De André as ‘the best cantautore’.

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